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Perché l'analisi tecnica resta secondaria

Passo 1 di 4

"Nobody does it alone. We all sit in the shade of trees that were planted by others."

Nessuno ce la fa da solo. Ci sediamo tutti all'ombra di alberi piantati da altri.

Warren Buffett, lezione alla Georgetown University, 19 settembre 2013

Gli indicatori tecnici aiutano a scegliere quando entrare su un titolo che i fondamentali hanno già segnalato come interessante - non decidono se un'azienda vale la pena.

Il punteggio tecnico che vedi su ogni scheda azienda riassume RSI, medie mobili, MACD e volatilità in un solo numero, separato dal punteggio fondamentale. Sono tenuti distinti apposta: un'azienda può avere un punteggio tecnico basso - il prezzo sta scendendo - proprio mentre il punteggio fondamentale segnala che vale più di quanto costa. Per un value investor, questa combinazione è spesso il momento più interessante, non il più preoccupante.

Un drawdown - quanto un titolo è sceso dal suo massimo recente - non basta da solo per giudicare se conviene comprare. Serve sapere quale quota di drawdown simili in passato si è ripresa entro un orizzonte di tempo ragionevole, e su quanti episodi si basa quella quota: una percentuale di recupero alta calcolata su tre soli casi passati non è la stessa cosa di una calcolata su cinquanta.

L'analisi tecnica può assorbire ore: decine di indicatori, orizzonti temporali diversi, pattern grafici che sembrano prevedere il prossimo movimento. Ma il tempo speso a decifrare un grafico è tempo non speso a leggere un bilancio, capire il vantaggio competitivo di un'azienda o stimare quanto vale davvero. Per questo, in questa masterclass, il punteggio tecnico resta un correttivo di tempistica, mai il criterio con cui si decide se un'azienda merita di entrare in portafoglio.