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La volatilità non è uguale per tutti gli strumenti

Passo 1 di 4

"The greater the amount of capital we work with, the worse we're going to do, other things being equal, in terms of percentage returns on equity."

Più capitale gestiamo, peggio andremo, a parità di condizioni, in termini di rendimento percentuale sul capitale.

Warren Buffett, discorso all'Università del North Carolina, Chapel Hill, 1996

Il termine volatilità - che il corso riprenderà più avanti, nel modulo dedicato al rischio - misura quanto oscilla il prezzo di uno strumento: la sua entità cambia moltissimo a seconda che si parli di un'azione, di un'obbligazione o di una materia prima, e questo influenza quanto ciascuno strumento può pesare in un portafoglio.

Le azioni sono in genere lo strumento più volatile tra quelli visti nella lezione precedente: il loro prezzo riflette aspettative sugli utili futuri, che possono cambiare rapidamente con una singola trimestrale o una notizia di settore. Le obbligazioni di alta qualità oscillano molto meno, perché il loro rendimento è in gran parte già fissato in anticipo dal tasso di interesse pattuito.

Anche dentro la stessa categoria la volatilità varia: un'azione di un'azienda matura con ricavi stabili tende a oscillare meno di un'azione di un'azienda giovane in un settore emergente, così come un ETF ampio e diversificato oscilla meno delle singole azioni che lo compongono, perché i movimenti individuali si compensano in parte a vicenda.

Una volatilità più alta non significa automaticamente un investimento peggiore, così come una volatilità più bassa non significa un investimento più sicuro nel senso di rischio reale di perdita permanente: significa solo che il prezzo di quello strumento richiede un orizzonte temporale più lungo e maggiore tolleranza alle oscillazioni nel breve periodo per essere sfruttato con profitto.