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Rischio e volatilità non sono la stessa cosa

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"In stocks, it's very hard to know when something will happen, and it's very easy to know what will happen."

Nelle azioni, è molto difficile sapere quando succederà qualcosa, ma è molto facile sapere cosa succederà.

Warren Buffett, discorso all'Università del North Carolina, Chapel Hill, 1996

La volatilità misura quanto un prezzo oscilla, il rischio vero per un value investor è la possibilità di perdere il capitale in modo permanente: confondere le due cose porta a scartare buone occasioni o a ignorare pericoli reali.

Un titolo volatile sale e scende più della media, ma questo da solo non dice nulla sulla solidità dell'azienda che c'è dietro. Un'azienda con bilancio robusto può avere un prezzo molto ballerino solo perché è seguita da trader di breve periodo o appartiene a un settore che il mercato tratta come rischioso nel suo insieme; un'azienda fragile può invece mostrare un prezzo apparentemente calmo per mesi, fino al giorno in cui i problemi che si erano accumulati emergono tutti insieme.

Il rischio vero, quello che un value investor cerca di ridurre, ha poche fonti concrete: pagare un prezzo troppo alto rispetto al fair value, senza un margine di sicurezza che assorba i propri errori di stima; un deterioramento reale dei fondamentali, come debito in crescita o margini che si comprimono in modo strutturale; oppure essere costretto a vendere nel momento peggiore perché serve liquidità. Nessuna di queste tre cose è causata dalla sola oscillazione del prezzo - anzi, la seconda e la terza restano vere anche su un titolo che si muove pochissimo.

Per un value investor con un orizzonte lungo, la volatilità può perfino essere un alleato: un'oscillazione ampia offre più occasioni di comprare con un margine di sicurezza ampio, a patto che il calo non rifletta un problema reale nei fondamentali. È il tema della prossima lezione: un drawdown profondo non è di per sé un pericolo o un'occasione, dipende da cosa lo ha causato.